Calendario eventi

Tavola Tonda | Il Sacro al femminile. Giornate di studio
Da Sabato, 2. Marzo 2019 -  10:30
a Domenica, 3. Marzo 2019 - 14:00

IL SACRO AL FEMMINILE. Figure e forme rituali in area Mediterranea fra memoria e contemporaneità.
Giornate di studio all’interno del secondo anno del percorso di ricerca sulle Ninfe di Sicilia

Sabato 2 marzo / 10.30-14.00

? NINFE DI SICILIA. PERSISTENZE E TRASFORMAZIONI
a cura di Barbara Crescimanno, ricercatrice indipendente (Palermo)

? RESPONSI OLTRE LA SOGLIA. PREGHIERE DIVINATORIE, ORACOLI ACQUATICI E TROVATURE IN SICILIA
a cura di Giuseppe Giacobello, ricercatore indipendente (Bologna)

? LE VERGINI DEL MIRTO. EPIFANIE MARIANE E ALBERI SACRI TRA LA SICILIA E CRETA
a cura di Ignazio Buttitta, Università di Palermo

Sabato 2 marzo / 15.30-18.30

? DA ANAHITA A BIBI ŠAHRBANU. CULTI FEMMINILI IN IRAN TRA ZOROASTRISMO E SCIIISMO
a cura di Gioele Zisa, Università di Palermo

? LA GROTTA COME EVOCAZIONE DEL DIVINO FEMMINILE NEL GIARDINO. I GIARDINI SICILIANI DALL’ANTICHITÀ ALL’EPOCA MODERNA
a cura di Cassandra Funsten, ricercatrice indipendente (Berkeley CA)

Domenica 3 marzo / 10.30-14.00

? DONNI DI FORA. DIVINITÀ METROACHE, ENTITÀ SPIRITUALI E OPERATRICI DI FATTURE
a cura di Pier Luigi Josè Mannella, ricercatore indipendente (Milano)

? FEMMINILE DIVINO E FEMMINILE UMANO. MEDIAZIONI IN FORMA DI MUSICA NELLA SICILIA CONTEMPORANEA
a cura di Sergio Bonanzinga, Università di Palermo

? ‘A FESTA RANNI’. PRATICHE DI INIZIAZIONE FEMMINILE NELLE CELEBRAZIONI A S. AGATA AD ALÌ (ME)
a cura di Grazia Magazzù (Messina) e Giuseppe Giordano (Palermo), ricercatori indipendenti


Ingresso aperto a tutte/i.

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ABSTRACT DEGLI INTERVENTI

? NINFE DI SICILIA. PERSISTENZE E TRASFORMAZIONI
a cura di Barbara Crescimanno, ricercatrice indipendente (Palermo)

Tra le più antiche attestazioni archeologiche legate alla musica e alla danza in Sicilia, si trova una cultura che è profondamente intrecciata al femminile, legata a quelle entità semidivine che la cultura greca ha chiamato Ninfe. Personaggi chiave del racconto mitologico siceliota su Kore/Persephone e Demetra, le Ninfe sono una figura comune a tutto il Mediterraneo dal Paleolitico e che sopravvive - trasformandosi - fino all'età moderna. Si tratta di figure molto complesse, dalle molteplici competenze e connesse a contesti che oggi sono considerati estremamente eterogenei tra loro. Per usare termini moderni, esse sono state ERBORISTE ed APICULTRICI; OSTETRICHE, con il compito di guidare le donne nelle fasi della loro vita e nei momenti di passaggio importanti (menarca, gravidanza, parto, menopausa...); SACERDOTESSE che praticano CANTO, DANZA e PERCUSSIONI; PROFETESSE, ma anche ‘ispiratrici’ di poetesse e poeti, e di tutte/i coloro che usavano la parola come strumento comunicativo, per mezzo della cosiddetta ‘ninfolessia’ o estasi poetica/profetica di cui sono stati ‘vittima’ anche Empedocle, Pitagora, Socrate, Platone, Saffo e Pindaro.
Nel passaggio di epoca in epoca, le Ninfe si sono trasformate – cambiando nome, forme, caratteristiche – sopravvivendo nelle tradizioni culturali di interesse antropologico ancora viventi. Oggi le conosciamo come ‘donni di fora’, ‘majare’, protagoniste (talvolta inquietanti) di racconti della tradizione, o in alcuni casi Sante o Madonne cristiane, patrone e protettrici di città, paesi, boschi, fonti d’acqua, grotte, come lo erano le Ninfe millenni fa.

? RESPONSI OLTRE LA SOGLIA. PREGHIERE DIVINATORIE, ORACOLI ACQUATICI E TROVATURE IN SICILIA
a cura di Giuseppe Giacobello, ricercatore indipendente (Bologna)

Tra gli anni Ottanta e Novanta, durante una ricerca sulle preghiere di tradizione orale in Sicilia, comincia un’indagine sulla cledonomanzia (ascolto allegorico di fenomeni soprattutto sonori, creduti segnali di presagio divino) che fa emergere preponderanti competenze femminili e modelli di relazione cerimoniale legati al mondo dei morti. S’innesca così un confronto tra le “pratiche dell’aldilà”, in quanto popolate da “anime sante” e “spiriti nocivi”, e vari metodi terapeutici estranei o collaterali rispetto al versante medico-scientifico. L’esame di tre culti acquatici si rivela poi illuminante per approdare al territorio mitico dei tesori incantati (trovature), non solo per ipotesi formali ma anche per convergenze documentarie e insospettate interpretazioni letterarie. Com’è accaduto al santuario lilibetano di san Giovanni Battista, dove per secoli le donne marsalesi hanno varcato una soglia infera per eseguire orazioni propiziatorie, captare presagi sonori, avvicinare ierofanie acquatiche, attivare idroterapie, raccogliere amuleti litici, ricevere suggerimenti ominosi da investire al gioco del Lotto e indizi tricksterici per svincolare incantesimi auriferi e plutonici. Oppure com’è avvenuto con i racconti “artistico-letterari” sui tesori sotterranei, a cominciare da quelli di Luigi Capuana, Federico De Roberto, Luigi Pirandello, Francesco Lanza, Leonardo Sciascia, Vincenzo Consolo, Silvana La Spina, Andrea Camilleri.

? LE VERGINI DEL MIRTO. EPIFANIE MARIANE E ALBERI SACRI TRA LA SICILIA E CRETA
a cura di Ignazio Buttitta, Università di Palermo

Elementi vegetali (alberi, fronde, frutti) sono ricorrenti nelle celebrazioni religiose “popolari” euro-mediterranee di santi/e, Madonne, Cristi, sia come decoro di spazi e di oggetti festivi sia assemblati in più o meno complessi artefatti (che non di rado costituiscono il simbolo centrale della festa) sia come elementi cultuali strettamente connessi, più spesso sul piano della leggenda di fondazione del culto, alla santa entità cui la festa è dedicata. Si tratta, nella più parte dei casi, di simboli rituali ereditati da un remoto passato attraverso i quali si rende esplicito il forte legame, avvertito da tutte le civiltà agrarie, tra cicli vegetali, cicli produttivi e potenze trascendenti la sfera dell’umano. Nei casi in cui ad essere costitutivi del culto del Santo/a, della Madonna, del Cristo sono gli alberi, alla dimensione vitalistica, ossia alla rappresentazione per arbores di una forza generativa che ciclicamente si rinnova coinvolgendo ogni forma di vita e più in generale ogni manifestazione cosmica, si associa la dimensione assiale, la concreta rappresentazione cioè di un centro che orienta lo e nello spazio e, al contempo, di un tramite attraverso il quale si realizza la comunicazione tra immanenza e trascendenza, tra mondo e ultra-mondo. Questi due casi sono rispettivamente ben rappresentati da due culti mariani: quello della Madonna delle Mortelle di Villafranca Sicula (Sicilia) e quello della Madonna Myrtidiotissa di Palianis (Creta).

? DA ANAHITA A BIBI ŠAHRBANU. CULTI FEMMINILI IN IRAN TRA ZOROASTRISMO E SCIIISMO
a cura di Gioele Zisa, Università di Palermo

Secondo la tradizione popolare persiana, Bibi Šahrbanu è la figlia dell’ultimo re sasanide Yazdegerd III, la quale, catturata dagli arabi durante la loro conquista della Persia, è condotta a Medina dove diviene sposa di Hossein, figlio di Ali e terzo imam dello sciismo. Dopo la battaglia di Kerbala, è costretta a fuggire in Iran con il figlio Ali Zayn al-?Abedin, quarto imam. Inseguita dai nemici del marito ormai defunto, giunge nella città di Ray, nei pressi di Teheran. Secondo la tradizione, invocando l’aiuto di Dio, invece di pronunciare Y?ll?hu, riesce solo a sospirare ya kuh «o montagna!». La montagna si apre miracolosamente, permettendo alla donna di nascondersi. In questo luogo, all’interno della roccia, viene costruito un santuario sciita a lei dedicato, il cui accesso è riservato solo alle donne. Il santuario tuttavia, come dimostrato dagli studiosi, è stato eretto sopra un antico tempio dedicato alla dea Anahita, B?n?-P?rs, ‘La Signora di Pars’. Si tratta di una divinità femminile del periodo achemenide, poi incorporata nello zoroastrismo. Il sito, dunque, mantiene un’importanza cultuale nel corso dei millenni, dal periodo preislamico fino ai giorni d’oggi.
Il contributo esaminerà attraverso un’analisi etnografica la continuità cultuale della roccia/santuario, sottolineandone i rifunzionamenti e le risignificazioni operati nel corso dei secoli all’interno dei due differenti orizzonti religiosi, lo zoroastrismo e lo sciismo, così come la permanenza morfologica di alcuni tratti rituali, come la presenza di una piscina sacra ai piedi della collina – elemento certamente connesso al culto della dea Anahita – dove a tutt’oggi i pellegrini, o meglio le pellegrine, chiedono grazie prima di salire al santuario vero e proprio. Il culto di Bibi Šahrbanu rappresenta un oggetto d’analisi fondamentale per comprendere la continuità di luoghi di culto declinati al femminile in Iran in relazione anche a questioni identitarie che riconnettono la tradizione preislamica entro la cornice politico-religiosa sciita.

? LA GROTTA COME EVOCAZIONE DEL DIVINO FEMMINILE NEL GIARDINO. I GIARDINI SICILIANI DALL’ANTICHITÀ ALL’EPOCA MODERNA
a cura di Cassandra Funsten, ricercatrice indipendente (Berkeley CA)

Il giardino nasce dalla necessità di incorporare il mondo esterno dentro di noi. Un giardino produttivo ci nutre con i suoi frutti; un giardino ornamentale nutre le nostre anime con esperienze sensoriali ed emotive. Agli albori della civilizzazione, l’essere umano sperimenta il suo rapporto con il mondo esterno attraverso questi due modelli di giardino. Per gli antichi Greci la Natura era un luogo sacro, un locus amoenus dove ritrovare l’armonia e il collegamento col divino attraverso degli equilibrati atti di cura, e non di dominio. La grotta, con le sorgenti d’acqua che fuoriescono come latte dalle mammelle della madre terra, fu luogo di culto e oracoli, gestito da sacerdotesse, abitato dalle Ninfe, e tra i primi templi dedicati agli dei del Pantheon greco. Le culture successive si sono appropriate dell’idea della grotta con differenti sfaccettature e sfumature. I romani hanno costruito grotte artificiali, luoghi sotterranei per banchetti e incontri estivi, o grandi teatri dell’acqua. A loro volta, questi modelli di apprezzamento - ma anche controllo della forza femminile per eccellenza nel giardino: l’acqua - ispirarono i grandi giardini italiani di epoca rinascimentale e barocca. Col l’arrivo del Romantico, si ritorna ad una visione più ellenistica del giardino e della grotta, un apprezzamento del genius loci ed il desiderio di risanare il rapporto con la Natura attraverso il ‘Sublime’.
In Sicilia, in questa epoca, la produzione dei giardini più belli (ancora oggi visitabili) coincide con la fioritura dell’archeologia sull’isola. Di conseguenza, le rappresentazioni delle grotte nei giardini siciliani richiamano sia i modelli classici italiani ma anche le ‘vere’ grotte antiche scoperte dall’archeologia sull’isola. Oggi, in un’epoca di estrema crisi ecologica, quella prima visione del locus amoenus egeo prende sempre più rilevanza. Può essere accolto come metafora per reintegrarci dentro, e non all’esterno, della Natura, operando in modo armonioso e non in contrasto con essa?

? DONNI DI FORA. DIVINITÀ METROACHE, ENTITÀ SPIRITUALI E OPERATRICI DI FATTURE
a cura di Pier Luigi Josè Mannella, SIAM Università di Perugia

L’intervento approfondisce figure complesse dell’immaginario siciliano, le donni di fora, mediante un percorso di indagine rivolto ai generi testuali che concorrono a qualificarle.
Le fonti etnografiche, letterarie, storico-giuridiche, i loro elaboratori coi rispettivi preconcetti, predilezioni e focalizzazioni, le componenti intra ed extratestuali, i limiti del canale di comunicazione, hanno contribuito a delineare – di queste figure – un profilo parziale, contraddittorio, camaleontico (più per incoerenza di dati che per caratterizzazione morfologica), tacendo o ribadendo taluni aspetti, sottovalutando, negando o oltrepassandone la condizione biunivoca, materiale e immateriale.
Con uno sguardo rivolto alle origini ancestrali di queste entità simboliche e reali, rintracciando nelle
associazioni divine locali (nymphai, meteres, ecc.) le antecedenze, sono tratteggiate le linee coinvolte nella definizione di un fenomeno che si presenta ancora dai contorni poco netti e dai caratteri contrastanti.
Per meglio inquadrare e contraddistinguere queste figure del folklore siciliano, ci si è avvalsi dei nuovi dati emersi dalle ultime indagini che ho condotto presso l’Archivo Historico Nacional di Madrid (dove sono conservate le relaciones dei processi celebrati a Palermo nei confronti delle donas de fuera) e sul campo, intervistando e registrando le narrazioni e argomentazioni di operatrici di fatture che ancora oggi si definiscono donni di notti, donni di fora, fimmini i casa.

? ‘A FESTA RANNI’. PRATICHE DI INIZIAZIONE FEMMINILE NELLE CELEBRAZIONI A S. AGATA AD ALÌ (ME)
a cura di Grazia Magazzù (Messina) e Giuseppe Giordano (Palermo), ricercatori indipendenti

Nel comune di Alì, nel versante ionico del Messinese, viene allestita una sontuosa festa denominata festa ranni (festa grande), dedicata a S. Agata, che coinvolge l’intera comunità. Nell’ultimo giorno della festa si svolge la processione per le vie del paese, nella quale vengono portate a spalla due vare dette cilii (‘delle ragazze’ e ‘del pane’). Il cilio delle ragazze accoglie la rappresentazione vivente delle Sante Agata e Caterina ritratte mentre lavorano ad un antico telaio. Il cilio del pane è una vara addobbata con forme di pane azzimo forgiate su immagini del martirio o altri simboli sacri. Nei mesi precedenti i tre giorni culminanti, vengono realizzate numerose “azioni” preparatorie tra le quali assumono una notevole importanza quelle che vedono protagoniste le bambine che impersonano le martiri Agata e Caterina.

? FEMMINILE DIVINO E FEMMINILE UMANO. MEDIAZIONI IN FORMA DI MUSICA NELLA SICILIA CONTEMPORANEA
a cura di Sergio Bonanzinga, Università di Palermo

Alle donne, padrone del ritmo biologico della procreazione e quindi simbolicamente custodi di ogni principio vitale, presso numerose società tradizionali è riconosciuto un particolare potere di mediazione col sacro. Un potere spesso condiviso da altre classi di individui che per diverse ragioni si pongono al di fuori di una norma codificata, come a esempio i bambini. Nel mondo cristiano la potenza simbolica del femminile è stata scientemente convogliata sulla figura di Maria: “vergine Madre” del Cristo e “casta Sposa” di Giuseppe. Appare interessante osservare come sul comportamento di questa “donna esemplare” si siano plasmate azioni legate al quotidiano delle “donne ordinarie”, anche attraverso espressioni di tipo specificamente musicale agite sia nella vita reale (dalle ninnananne ai lamenti funebri) sia nei contesti rituali (canti di Passione). Tra le pratiche destinate ad attivare la comunicazione fra gli esseri umani e la Vergine troviamo in Sicilia perfino le serenate e le danze di corteggiamento: sono gli uomini i protagonisti in questo caso, che si rivolgono alla Madre di Cristo in forme non diverse da quelle ricorrenti presso tante culture per celebrare divinità femminili preposte a garantire la continuità della vita.