Giovedì 29 dicembre abbiamo condotto una visita ispettiva presso il Centro di Accoglienza Straordinaria (CAS) di Piano Torre, nel comune di Isnello. Gli scriventi hanno condotto la visita al seguito di Erasmo Palazzotto, deputato di Sinistra Italiana, vicepresidente della Commissione Esteri della Camera e segretario della Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema di accoglienza.

Aperto da più di due anni, il CAS funge da centro di prima accoglienza, per una permanenza media degli ospiti della durata di 6 mesi. Durante la visita abbiamo avuto pieno accesso ai locali e siamo stati liberi di parlare con i migranti ospiti. Due gli operatori presenti nella giornata di venerdì, per un totale di 90 ospiti. I responsabili si trovavano fuori dal centro al momento del sopralluogo.

Ancora prima di entrare risulta evidente l'assoluta inidoneità della struttura a funzioni di accoglienza. Il centro si trova ad una distanza notevole dal Comune di Isnello, in una struttura originariamente pensata come albergo a servizio delle attività dei vicini impianti di risalita sciistica oggi dismessi. Il centro appare completamente isolato. Non esiste un servizio regolare che consenta ai migranti di raggiungere i centri abitati più vicini; gli ospiti devono rappresentare ogni esigenza di spostamento ai responsabili che, con mezzi propri, accompagnano i migranti ai centri abitati o in prossimità della stazione degli autobus. L'unica alternativa appare una camminata di circa un’ora per raggiungere Isnello. Molti ospiti dicono di non aver mai lasciato il centro negli ultimi 4 mesi, altri affermano di non esserne mai usciti. Le temperatura al momento del sopralluogo si aggirava intorno a 1 grado.

Le condizioni della struttura non sono fatiscenti ma si rivela necessaria una manutenzione di carattere straordinario. L’impianto di riscaldamento centralizzato è presente, sebbene gli ospiti ne denuncino un grave sottoutilizzo da parte dei responsabili. Gli ospiti si sono quindi attrezzati in quasi tutte le stanze con stufette elettriche. La gestione di questi strumenti privati di riscaldamento è stata ed è motivo di tensione con i responsabili del centro a ragione dei rischi per la sicurezza. In passato, la forza pubblica è intervenuta per sequestrare alcune stufe.

I riscaldamenti centralizzati, dalle testimonianze di alcuni ospiti, vengono attivati durante la nostra visita e il sistema elettrico soffre immediatamente di un sovraccarico che porta alla mancanza di corrente elettrica in tutti i locali del centro. Gli ospiti ci informano subito che si tratta di un evento molto frequente. Da quando si sono dotati delle stufette, il sistema elettrico sembra andare periodicamente in corto circuito tanto che i responsabili preferiscono adottare misure preventive, staccando la corrente nelle ore notturne. Gli operatori affermano invece che la corrente di notte salti a causa del sovraccarico dovuto all’utilizzo delle stufe elettriche.

Neanche i vestiti riescono a proteggere contro il freddo purtroppo. Gli abiti forniti dal centro bastano raramente per tutti gli ospiti e appaiono inadeguati alle temperature rigide: pochi tra i migranti ospiti indossano scarpe chiuse o cappotti pesanti.

Le stanze a disposizione dei migranti al momento della visita si mostrano in larga parte sovraffollate. La media di ospiti per stanza è di circa 6 persone, con l'eccezione di una stanza che accoglie 10 ospiti. Le dimensioni medie sono quelle di una normale stanza matrimoniale e ogni stanza ha un bagno privato.

Il sistema idrico e igienico-sanitario risulta guasto e/o mancante in più stanze. L'impianto fatica poi a servire la totalità della struttura, cosicché l'acqua calda è disponibile solo per poche ore al giorno, in orari alternati per le varie ali dell'edificio, e mai la notte.

Le condizioni igieniche delle parti comuni sono buone, meno buone in alcuni casi quelle delle stanze private a causa di perdite d'acqua. Diversi ragazzi lamentano disturbi dermatologici denunciano la presenza di insetti.

Il servizio di mensa funziona regolarmente ed è gestito internamente. Da qualche settimana a cucinare sono alcuni dei migranti ospiti – precedentemente il cuoco era un dipendente esterno – e ciò ha corrisposto ad una migliore qualità del vitto.

Non esiste nessuna forma di mediazione culturale stabile, gli operatori presenti al momento della visita non parlano lingue straniere correntemente. Gli ospiti – specialmente gli anglofoni - lamentano grosse difficoltà di comunicazione con i gestori.

Un corso di lingua italiana è stato recentemente attivato per gli ospiti ma i risultati ottenuti appaiono molto scadenti. Praticamente nessuno dei migranti intervistati ha maturato alcuna competenza di lingua italiana.

L'assistenza sanitaria di base è garantita. Gli ospiti, quando necessario, vengono accompagnati dal medico a Collesano. Tuttavia, al nostro arrivo alcuni ospiti lamentano di non avere ricevuto adeguate attenzioni mediche in merito ad alcuni disturbi dermatologici o a ferite precedenti al loro arrivo in Sicilia.

Tutti i migranti denunciano la lentezza delle procedure di chiarimento del loro status, sottolineando la lunghezza dei tempi di attesa per la compilazione del Modello C3 di formalizzazione della domanda di asilo. Le difficoltà di comunicazione con i responsabili e la mancanza di un servizio di assistenza legale adeguato sembrano poi inasprire le tensioni.

I partecipanti lamentano anche gravi difficoltà di comunicazione con le famiglie e con l'esterno in generale. Le reti telefoniche più diffuse non sono presenti e il wi-fi offerto dal centro ha un raggio di diffusione e una capacità molto limitati. La questione pone anche dei severi rischi per la sicurezza degli ospiti, che non hanno sempre la possibilità di contattare i responsabili in caso di emergenza.

Infine, è necessario sottolineare la presenza tra gli ospiti di alcuni ragazzi neo-diciottenni che, trasferiti al compimento della maggiore età in questo contesto di isolamento, soffrono il repentino abbandono del percorso educativo e di integrazione intrapreso.

Questa condizione di detenzione non forzata causata dall'estremo isolamento della struttura non dovrebbe mai essere ammessa in un sistema di accoglienza. La mancanza di strumenti e di opportunità di integrazione, l'isolamento e l'impossibilità di comunicare con l'esterno non sono condizioni accettabili in un contesto emergenziale in cui i tempi di permanenza in queste strutture si estendono molto oltre la prima accoglienza; questi elementi insieme alle temperature rigide e la mancanza di attrezzature adeguate contribuiscono poi a definire un quadro estremamente grave sotto il profilo del rispetto dei diritti umani dei migranti e rifugiati ospiti nel centro.

I recenti fatti di cronaca ci spingono ancora di più a denunciare i gravi rischi che questo tipo di accoglienza comporta per la salute e per la sicurezza di ospiti, personale e operatori.

15 soggetti sono stati recentemente espulsi da centro, con un provvedimento di revoca dell’accoglienza, in seguito ad alcune manifestazioni di protesta. Su questo si riporta alla nota del circolo Arci Porco Rosso

È del tutto evidente come queste condizioni obiettive, combinate con i ritardi delle procedure di chiarimento dello status, siano state decisive nelle tensioni che in passato si sono avute all’interno del centro. Per questo se sul brevissimo periodo è certamente necessario migliorare le condizioni di accoglienza per affrontare l’irrigidimento delle temperature, riteniamo che l’unica prospettiva possibile sul medio periodo sia la chiusura della struttura, perché al di là delle modalità di gestione per quanto esposto appare strutturalmente inadatta all’accoglienza dei profughi.

 

Fausto Melluso (Arci Palermo)

Giulia Serio (Arci Porco Rosso)

Agata Ronsisvalle (Lasciatecientrare)

Alessandra Sciurba (L’altro diritto)

 

Foto di Francesco Bellina